L’autore ritrovato
Yashar Kemal*
Chi è
(secondo noi)
Il più grande narratore turco, più volte candidato al Nobel, il più lucido e intransigente oppositore alle dittature.
Nato nel 1922 a Hemite, un piccolo villaggio di 60 case nella provincia di Adana, nel sud della Turchia. Di origine curda, emigrato nella Cilicia, la pianura della Cukurova, vasta estensione di piantagioni di cotone, non parlò fino all'età di dodici anni per un profondo shock dovuto alla perdita del padre, assassinato mentre pregava all'interno della moschea.
Riuscì a esprimersi senza balbettare solo con il canto e cominciò a raccogliere i canti popolari, poi iniziò a scrivere poesie.
Abbandonata la scuola si dedicò a una serie di lavori talmente vasta che egli stesso fatica a ricordarli tutti. Fece anche il giornalista
Scrisse il suo primo racconto nel 1947.
Memed il falco supera il record dei romanzi più venduti in Turchia negli ultimi quarant'anni.E' autore di più di quaranta volumi, editi in una quarantina di Paesi, tradotto dall'inglese al cinese, dal francese al kazakho, dal tedesco allo svedese.
Chi è
(secondo lui)
Sono un mediterraneo, e mi dà gioia il fatto che i mediterranei assegnino un riconoscimento alla mia opera. Akdeniz ("Mar Bianco", in turco "Mediterraneo", NdT) è un mondo a sé, per chiunque, non solo per me. Questo mare ha esercitato una forza d'attrazione, continuamente, nel corso della storia.
Sono nato in una fertile pianura che portava sopra di sé, in ogni suo aspetto, natura, svariate culture, la mediterraneità; i profumi inebrianti della terra, dei fiori, gli aromi di erba e foglie: in Çukurova, fin le nuvole - cantava un menestrello - odorano di nuvola.
Io ho vissuto intensamente, credo opportuno si viva il più possibile a contatto con la natura e con gli uomini. L'esistenza arricchisce. Quando si è umanamente ricchi, aumenta anche l'energia creativa. Lo scrittore che abbia accumulato esperienze di uomini e natura, trarrà profitto nell'invenzione di immagini.
Il romanzo è cosa da maestro apprendista, con aspetti artigianali. Il mio primo maestro fu Stendhal. Ovviamente, di un autore di romanzo esistono i maestri. E i romanzieri non trascurino la lingua. Non si dà possibilità di scrivere un romanzo eccellente a chi non inventi una lingua di romanzo. E ogni grande artista ha creato una propria lingua. A mio parere, i caratteri precipui della lingua determinano la forma, la struttura, persino il contenuto, del romanzo.
Ho avuto la possibilità di apprendere sia il turco sia il curdo. Ho vissuto le grandi epopee turche e curde, sono cresciuto con loro. In un villaggio turkmeno, esisteva una sola casa di curdi, nomadi emigrati da Oriente: era la nostra. In casa parlavo curdo, e turco fuori. Ascoltare, rivivere i grandiosi racconti epici in ogni lingua è stata la mia occupazione, la mia buona sorte.
Mi considero vicino anche a Cechov e a Faulkner. Sotto ogni profilo, la vita ha avuto nei miei riguardi un contegno molto generoso.
La politica
L'opposizione è una tradizione turca. E quando si studia la storia della letteratura, al centro di essa si trova la letteratura dei contadini, o ancor più la letteratura popolare. L'Anatolia è sempre stata un pezzo di terra ribella, fin dal XIII secolo la catena delle rivolte non è stata spezzata. E da queste insurrezioni sono sempre spuntati degli artisti. A cominciare da Yunus Emre, il grande poeta mistico del XIII secolo e il più grande poeta della storia turca in generale, passa attraverso Dedalo Iu fino all'innovatore radicale della lirica turca, Nazim Hikmet. Già Yunus Emre scriveva:
La bontà degli uomini è qui
Cavalcano destrieri arabi
mangiano carne umana
Bevono sangue
Che rabbia contro i potenti! Gli scrittori della mia generazione restano in questa linea. Anche Hikmet, che veniva da una famiglia aristocratica ottomana, trovò la via per il cuore dell'Anatolia: si fece 17 anni di prigione per le sue convinzioni, e lì sviluppò la sua lirica, a contatto con la gente dell'Anatolia, con ladri, assassini, piccoli truffatori, oppressi di ogni sorta, in mezzo al popolo e al suo immenso tesoro di esperienze.
E' una delle caratteristiche più strabilianti degli scrittori della mia generazione. Non ce n'è uno, in pratica, che non sia passato per la prigione. Sebahattin Ali, che per primo scrisse dei romanzi sui contadini, venne assassinato. Hikmet restò 17 anni in prigione, Kemal Tahur 15, Aziz Nesin 5, Ahmed Arif - il nostro più importante lirico del passato - 5; Ruhi Su 5 anche lui. Anche Ohran Kemal restò a lungo in prigione. Io stesso ci sono stato tre volte. La prima volta a 17 anni, poi nel 1950, quando fui torturato. Non c'è alcun dubbio: la prigione è la scuola della letteratura turca del passato.
All'opposizione da sempre. Ha conosciuto il carcere e la tortura.
Nel marzo del 1996, condannato a venti mesi di reclusione per alcuni suoi scritti sulla questione turca, non ha esitato a esporsi per sostenere la battaglia per i diritti umani nel suo paese. Insieme ad altri intellettuali, politici, parlamentari, Kemal ha portato avanti un difficile negoziato con il governo turco per il miglioramento delle condizioni di vita nelle carceri del suo paese e far cessare lo sciopero della fame di oltre 300 prigionieri politici, quasi tutti appartenenti a gruppi clandestini della sinistra, che aveva già provocato la morte di varie persone.
Le sue opere
Tu schiaccerai il serpente
Gli uccelli tornano a volare
Al di là della montagna
Bambini
Memed il falco
Teneke
Terra di ferro, cielo di rame
Il ritorno di Memed il falco
Sogni
L’erba che non muore mai
La collera del monte Araratù
Il canto dei mille tori
Trilogia della montagna
Il re degli elefanti e Barba Rossa la formica zoppa
Tutti i libri di Kemal sono pubblicati in Italia dall’editore Giovanni Tranchida Milano
* La maggior parte delle notizie su Kemal sono tratte dal sito www.tranchida.it, a cui si rimanda per ulteriori approfondimenti.
giovedì 8 gennaio 2009
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